Il Carnevale a Montepaone

Altro momento di intesa attività per l’Associazione, trascorso il periodo natalizio, è rappresentato dall’arrivo del Carnevale. L’Associazione si cimenta nella programmazione di eventi in grado di far divertire non solo i bambini, ma anche gli adulti.

Si inizia con il Ballo in maschera, serata dedicata al puro divertimento in cui l’estro dei partecipanti troverà adeguato riconoscimento nel verdetto della giuria. I membri decretano in ogni edizione i tre vincitori dell’anno per aver indossato chi la maschera più bella, chi la più simpatica, chi la più originale. 

 

Alcuni momenti delle varie edizioni della manifestazione “Il ballo in maschera - Premiazione della maschera più bella” succedutesi dal 2012 ad oggi.

 

Trascorso il sabato sera all’insegna di balli e musica, il pomeriggio della domenica di carnevale è dedicato, secondo il programma dell’Associazione, alla sfilata. Tutti si riversano per le strade del paese e difatti non è Carnevale senza la sfilata delle mascherine e dei carri. Il centro storico è animato dai fruscii dei vestiti e dalle forme delle maschere sfoggiate dai bambini, di schiamazzi e di coriandoli colorati, che imperterriti resteranno attecchiti agli angoli delle vie per molti e molti giorni ancora. L’edizione del 2017 è stata impreziosita dalla collaborazione con il Centro Diurno di Montepaone che in sinergia con lo staff dell’Associazione, hanno dato vita alla rappresentazione del Teatro delle Marionette. Grande successo di pubblico per un classico intramontabile, che ha fatto divertire i presenti al suon delle battute di Pulcinella e company.     

 

Sfilate e Teatrino delle marionette.

 

Il martedì grasso, ultimo giorno del periodo carnevalesco, rivive quello che era il Carnevale di una volta. L’Associazione attenta in ogni occasione a far conoscere alle generazioni più recenti gli usi e le consuetudini che compongono il bagaglio culturale del popolo montepaonese, bagaglio perlopiù tramandato oralmente, rievoca il rito della morte e del corteo funebre di Carnalevara. Il rito, che non si celebrava da oltre sessant’anni, racconta che il grasso, godereccio e trasandato Carnalevara (è rimasto in auge nel dialetto montepaonese l’apostrofare con l’espressione “pari nu carnalevara!” una persona di tale aspetto) sposato con la smunta e secca Corajisima, morì in seguito ad una indigestione di polpette. Il Corteo funebre di Carnalevara, parte da Piazza Immacolata, attraversa le vie del centro storico, sino a giungere in località "Calvario", dove nei pressi del ponte di "Carnalevara" (così chiamato dai montepaonesi a memoria del rito che lì si svolgeva), il fantoccio viene bruciato e buttato giù dal ponte stesso, come da antica tradizione. Alla testa del corteo a piangere il defunto, l’addolorata moglie Corajisima e le Ciangiuline (donne vestite di nero che avevano il compito di “consolare” i parenti stretti con i loro pianti e lamenti). Altri importanti comparse del corteo sono: i portatori di torce e gli incappucciati con il compito di accompagnare a spalla l’esimio defunto. La rievocazione di questa manifestazione è avvenuta dopo una vera e propria attività di ricerca, consistita essenzialmente nel raccogliere le narrazioni e i ricordi delle persone più anziane.

 

Alcuni momenti del corteo ricreato dall’Associazione.

 

Il giorno dopo, il mercoledì delle ceneri, ormai chiusi i festeggiamenti del Carnevale, si entrava solennemente nel periodo di Quaresima. In questa giornata i montepaonesi si affannavano ad appendere dai balconi delle case il pupazzo di Corajisima. Il fantoccio raffigura una donna dall’aspetto molto esile, vestita di stoffe nere rattoppate e con un grembiule a vista di egual colore. A disegnar l’espressione, gli occhi e la bocca, si usavano dei bottoni. Rappresenta con il fuso e un’arancia dove venivano conficcate sette piume di uccello, Corajisima altri non è che la personificazione della Quaresima. E così tra il sacro e il profano, questa bambola, in contrapposizione alla figura di Carnalevara, ingordo e goderaccio, vuole significare l’assoluta astinenza dalle carni per tutto il periodo quaresimale. Corajisima è un condensato di simboli, ad esempio le sette piume stanno a segnare le sette domeniche di Quaresima che venivano via via levate dall’arancia al trascorrere dei giorni e riassume in sè delle vere e proprie regole che le donne avrebbero dovuto rispettare per tutto il tempo che precedeva la Pasqua, quali quelle di non pettinarsi, di fare le pulizia in casa, spazzare per terra, riassettare e ricamare. L’usanza di appendere Corajisima si è mantenuta fino alla seconda metà degli anni novanta del secolo scorso nel centro storico di Montepaone, per poi tramontare in seguito alla scomparsa delle ultime anziane depositarie di questa antica usanza (usanza che potrebbe affondare le radici ai tempi dei Greci quando periodi di digiuni e penitenze venivano sacramentate agli dei attraverso piccoli feticci). L’Associazione culturale Ri…vivi…amo Montepaone ha rievocato anche questa usanza, appendendo dal balcone della sede di Via Roma la bambola di Corajisima ogni mercoledì delle Ceneri:

  

La Corajisima ricreata dall’Associazione.

 

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